basilisco

Nei bestiari e nelle leggende greche ed europee, il basilisco (dal greco βασιλίσκος basilískos, “piccolo re” da βασιλεύς basiléus, “re”; in latino rēgulus) è una creatura mitologica citata anche come “re dei serpenti”, che si narra abbia il potere di uccidere con un solo sguardo diretto negli occhi.Secondo Plinio il Vecchio e Solino il basilisco sarebbe un piccolo serpente, lungo meno di venti centimetri e nonostante questo sarebbe la creatura più mortale in assoluto. È infatti velenosissimo ed è in grado di uccidere con il solo sguardo. Qualunque essere vivente entri in contatto con il suo fiato o venga morso muore sul colpo. Il basilisco vivrebbe nel deserto da lui stesso creato, perché ha la capacità di seccare gli arbusti oltre che con il contatto, con il solo sguardo. Un cavaliere che colpì il basilisco fu ucciso insieme al cavallo dal veleno che si infiltrò attraverso la lancia,[1] come racconta anche il poeta Lucano.[2]

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Durante l’alto Medioevo a Plinio si rifece Isidoro di Siviglia, che lo definiva come il re dei serpenti, i quali lo temono per il suo soffio velenoso e per il suo sguardo mortale.[3]

Il basilisco è riconoscibile grazie ad una macchia bianca che ha in testa come un diadema.[1]

Viene chiamato “re” a causa della cresta a forma di mitra.[senza fonte]

Beda fu il primo ad attestare la leggenda di come il basilisco nascerebbe da un uovo deposto di tanto in tanto da un gallo anziano (altri autori hanno aggiunto di sette anni quando Sirio sia ascendente). L’uovo deve essere sferico e deve essere covato da un serpente o da un rospo, processo, questo, che poteva impiegare fino a nove anni.

Secondo l’enciclopedia di Rabano Mauro sarebbe lungo mezzo piede e striato da macchie chiare.[4]

Nel XII secolo Teofilo monaco, nella raccolta di ricette artigiane che ha preso il suo nome, indicò un procedimento dettagliato per creare un basilisco, attraverso la copula di due galli rinchiusi in una cella sotterranea e tramite la cova di due rospi: la polvere del basilisco bruciato e macinato serviva a creare il cosiddetto aurus hyspanicus, ottenuto a partire dal rame. Nell’Europa dell’età medievale, la descrizione della creatura cominciò ad inglobare caratteristiche proprie dei galli. Le sue caratteristiche lo collocano nella stessa famiglia della coccatrice.

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Il basilisco della Cronaca di Johannes Janssen di Aquisgrana (1748)

Nonostante la loro apparenza invincibile, i basilischi hanno due nemici mortali: le donnole, che però muoiono sempre anche se riescono ad ucciderlo,[1] ed i galli, il cui canto gli è letale. Un basilisco può inoltre essere ucciso anche facendolo specchiare in modo che sia il suo stesso sguardo ad ucciderlo.[senza fonte]

Con il passare del tempo, grazie al moltiplicarsi di storie, le sue capacità letali continuarono ad aumentare, comprendendo l’abilità di sputare fiamme e quella di uccidere solo con il suono della sua voce, oltre alle sue sempre crescenti dimensioni.

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Alessandro Neckam fu il primo a riferire la teoria secondo la quale non era lo sguardo del basilisco a uccidere direttamente, ma la corruzione dell’aria che esso provocava (teoria sviluppata un secolo dopo da Pietro d’Abano).

Per quanto riguarda lo sguardo pestilenziale sulla vegetazione, potrebbe essere illuminante il confronto con le teorie della scuola salernitana del XII secolo: essi sostenevano che i rettili nascessero per “putrefazione” della materia causata dal calore esterno. Il periodo estivo della Canicola era infatti la stagione più propizia per i serpenti che allora uscivano in massa dalle tane sotterranee trascorrendo più tempo sulla superficie; il collegamento tra calura e serpenti presto diede origine a un ribaltamento delle cause, indicando i rettili come responsabili della corruzione dell’aria e dell’imputridimento delle acque che causavano epidemie malariche. Quindi esisteva un vero e proprio collegamento tra il re dei rettili, il periodo più caldo dell’anno e il seccare della vegetazione.[senza fonte]

 

 

Corvo, cigno, basilisco, pellicano e fenice in una incisione del XVII secolo[5]

Alberto Magno nel De animalibus scriveva di credere allo sguardo assassino del basilisco, ma negava che questi morisse se un uomo lo vedeva per primo e che un gallo potesse fare un uovo; interessante è come egli indichi queste credenze come frutto nei suoi contemporanei nell’autorità di Ermete Trismegisto, il quale avrebbe pure sostenuto come le ceneri di basilisco fossero state necessarie per trasformare l’argento in oro: un’attribuzione del tutto infondata ma che dimostra come già nel XIII secolo la figura del basilisco fosse associata a interpretazioni alchemiche.

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Il “basilisco filosofico” come una folgore in un istante penetra e distrugge i “metalli imperfetti”[6] ricorda Evola, associandolo alla folgore che ha abbattuto i Titani e aggiungendo che corrisponde al prana, la forza vitale della tradizione induista.[7]

In una sequenza di cinque animali che possono simboleggiare altrettante fasi trasformative, dopo il corvo e il cigno, il basilisco rappresenterebbe “il risveglio del potere del serpente”, la sensazione fisica di energia che sale dal perineo, corrispondente alla kundalini nello yoga. A questa fase seguirebbero quella del pellicano e della feniceLa leggenda del basilisco ha goduto di continui richiami nel tempo.

È citato in un Salmo biblico:

« Super aspidem et basiliscum ambulabis, et conculcabis leonem et draconem.

Tu camminerai sull’aspide e sul basilisco, e calpesterai il leone e il drago. »   (Salmi 91,13)

Geoffrey Chaucer parla di una basilicok nelle Canterbury Tales. Leonardo da Vinci incluse un basilisco nel suo bestiario, citando la sua malvagità di nascondersi in alto sui rami e di fissare le sue vittime mentre appassiscono al suo sguardo. Percy Bysshe Shelley nell'”Ode a Napoli” alluse a un basilisco. Anche Voltaire citò un basilisco nel capitolo XVI di Zadig.

Il basilisco è anche la creatura a guardia della città svizzera Basilea.

In Italia centrale, tra la Toscana, l’Umbria e l’alto Lazio, è diffusa nelle campagne la tradizione del “Serpente Regolo”, anch’esso “piccolo re”, serpente pernicioso e vendicativo, dalla testa grande come quella di un bambino, abitante fossi, campi, rovine e foreste.

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I basilischi sono stati riutilizzati nei giochi, film, libri e romanzi fantasy moderni. Non è insolito trovare un basilisco nei bestiari dei giochi di ruolo come Dungeons & Dragons e Final Fantasy. Anche nel mondo magico di Harry Potter esistono basilischi, soprattutto il mostro protagonista del secondo libro Harry Potter e la camera dei segreti, in cui Harry dovrà battersi con lui, però in questo libro il basilisco ha l’aspetto di un gigantesco serpente con lo sguardo mortale.In araldica suoi attributi frequenti sono squamoso e illuminato.

Il basilisco simboleggia potenza ed eternità della stirpe, in base alle credenze egizie che lo dipingevano di vita lunghissima, vista la sua capacità di uccidere gli altri animali col fiato. A causa di ciò, alcuni lo presero a simbolo di calunnia, colpa o contagio, ma queste sue caratteristiche mal si adattano alle necessità dell’araldica che impiega solo simboli positivi.

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Il basilisco viene spesso accomunato ad un’altra figura mitologica: il biscione, simbolo del casato dei Visconti e della città di Milano, delle cui origini non vi sono ancora dati certi.[9]

Il basilisco è il simbolo di Sternatia, nel Salento, e di alcune città della Basilicata quali Lauria, Melfi, Teana e Venosa.

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basiliscoultima modifica: 2011-07-28T14:08:23+02:00da esococcolb11
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