Bestia del Gévaudan

La Bestia del Gévaudan (in francese: La Bête du Gévaudan) è stata una creatura che terrorizzò la zona del Gévaudan (oggi Lozère), nell’area centro meridionale della Francia tra il 1764 e il 1767, uccidendo e ferendo centinaia fra persone e animali.

Mentre gli attacchi sono stati provati e documentati, non è mai stata definitivamente chiarita la vera natura della bestia, che comunque era senza alcun dubbio un canide. La versione più accreditata è che si sia trattato di più lupi di dimensioni superiori alla norma e che a quanto si sa agivano isolatamente.

La vicenda della misteriosa bestia è legata a diverse teorie di cospirazione contro la casa reale francese e ha ispirato i film La Bestia (1975) di Walerian Borowczyk, Il patto dei lupi (2001) di Christophe Gans e il fumetto numero 312 sella serie Martin Mystère intitolato “Il ritorno della bestia”, nel quale si ipotizza che i discendenti di alcuni esemplari della bestia sopravvivano ancora oggi in Canada.

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storia:
La vicenda ebbe inizio nell’aprile (per altri inizio giugno) del 1764, quando una ragazza che passeggiava nel bosco fu attaccata da un grosso lupo, ma le mucche a cui stava badando allontanarono la bestia. La giovane donna descrisse la bestia con un corpo da vitello, peluria folta e nera, due grandi canini laterali.

Il 30 giugno del 1764 la “bestia” fece la sua prima vittima: una ragazzina quattordicenne fu uccisa. Nei mesi successivi furono decine le vittime, per lo più donne e bambine.

Col moltiplicarsi degli attacchi e dei morti, il governo francese inviò in questa regione uno squadrone di 56 dragoni, comandati dal capitano Jean Boulanger Duhamel, che comunque per le ricerche ebbe a disposizione anche gli oltre 400 miliziani dei Volontari di Clermont, di stanza nei pressi. Duhamel avvistò la cosiddetta Bestia più volte, senza mai riuscire a ucciderla. A suo parere, benché non fosse un esperto, la belva era un ibrido mostruoso, grande come un vitello di un anno. In effetti la Bestia (quella uccisa nel 1767) e soprattutto quella uccisa prima, nel 1765 (il cosiddetto Lupo di Chazes, uno dei responsabili degli attacchi di quegli anni nel Gévaudan), una volta ucciso e misurato fece registrare oltre 70 kg, quasi 90 cm di altezza al garrese e una lunghezza di circa 140 cm, coda esclusa.
Raffigurazione dell’attacco della belva

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Re Luigi XV inviò allora (1765) in zona un famoso cacciatore di lupi, il nobile normanno d’Enneval, che asserì infine di avere ucciso, con la sua muta di cani addestrati, ben 74 lupi. Si scoprì poi che non era affatto vero. Come lui anche molti altri asserirono più volte di aver ucciso o ferito mortalmente la bestia, che però puntualmente di lì a poco tornava macabramente a mietere vittime, fu anche per questo che fra gli abitanti della regione iniziò a farsi largo l’idea che la bestia avesse poteri magici, tanto da far nascere la superstizione che essa fosse immortale. Come già detto, gli attacchi continuarono e allora Luigi XV sostituì d’Enneval con Francois Antoine, Gran portatore di Archibugio del Re e massimo rappresentante della Grand louvetier (un’associazione francese nata nel XIV secolo proprio per eliminare le bestie feroci). Antoine era accompagnato da suo figlio Francois Antoine de Beauterne (figura marginale, che molti confondono con il padre, vero incaricato del re), da 14 guardiacaccia scelti fra i migliori del regno e da una piccola muta di cani, che si rivelò del tutto inadeguata. Fu solo in seguito che ebbe a rinforzo alcune decine di cani. Anch’egli cacciò e uccise un grosso lupo dal pelo nero (in realtà abbattuto da Rinchard, uno dei 14 guardiacaccia, che fra l’altro era nipote di Antoine). Antoine comunque uccise nel settembre 1765, con una enorme spingarda caricata contemporaneamente con ben 5 cariche da lupo (si credeva che la Bestia fosse invulnerabile alle normali fucilate) il colossale lupo di Chazes (descritto prima) e in seguito la femmina e i suoi cuccioloni, già grandi. Questa fu probabilmente la terza o quarta delle cosiddette Bestie del Gévaudan. Il problema sembrò risolto e Antoine fu colmato di doni (la sola taglia sull’animale era stratosferica, ben 9.400 franchi, pari a 33 anni di lavoro di un salariato agricolo dell’epoca o a oltre 700.000 euro attuali) da Luigi XV, che ritenne chiusa la faccenda. Ma, dopo alcuni mesi la misteriosa creatura tornò ad uccidere.

Nel giugno 1767 un certo Jean Chastel uccise finalmente l’ultima Bestia (dopo non ci furono più attacchi né vittime), descritta prima. Si trattava senza dubbio di un canide (aveva 42 denti come i canidi) e quindi non di una iena, una tigre o di qualcos’altro ipotizzato finora (queste specie hanno formule dentarie ben diverse). Con ogni probabilità si trattava, come per le altre Bestie del Gévaudan, di un lupo divenuto antropofago (come si verificò in altri casi simili in Francia con il lupo Courtaud, la Bestia di Fontainblu, la Bestia del Gard o, in Italia, con la Bestia di Cusago, la Bestia di Corfinio, la Bestia di Palazzolo Acreide e altre). Chastel portò il corpo dell’animale al re sperando in una lauta ricompensa, ma non l’ottenne poiché per Luigi XV l’unica Bestia era stata quella uccisa nel 1765 da Antoine. Il cadavere dell’animale, malamente imbalsamato e praticamente in decomposizione, per ordine del re fu immediatamente distrutto.

Il totale delle vittime accertato fu di 136 (con almeno 270 attacchi), 14 delle quali decapitate (forse a causa della trazione esercitata sul collo per trascinare al coperto i cadaveri delle vittime). Ma con ogni probabilità le vittime furono molte di più, forse 150-200, solo che a un certo punto non furono più conteggiate per ordine di Luigi XV, che ordinò la censura sulla vicenda (anche ai curati per quanto riguarda gli atti di morte).

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interpretazioni:

Ancora oggi, circolano molte leggende e ipotesi sulla Bestia del Gévaudan, alcune delle quali anacronistiche. Per molti si trattò di un lupo di sproporzionate dimensioni, per altri ancora, si sarebbe potuto addirittura trattare di un serial killer camuffato da animale. Ma i numerosi resoconti ufficiali dell’epoca non citano neppure una volta il ritrovamento di impronte umane, sulla neve o nel fango, vicino ai cadaveri delle vittime. Le impronte erano sempre di canide; all’epoca, si diffuse la leggenda che si trattasse di un lupo mannaro (in quel periodo vampiri e licantropi facevano parte dell’immaginario comune).

Alcune ipotesi sono addirittura fantascientifiche come quella che si trattasse di una tigre del Caspio (detta anche tigre del Caucaso), fuggita da qualche circo. La Bestia del Gévaudan era descritta come una creatura ibrido tra lupo e tigre ma nei cadaveri delle bestie rinvenute non vi è traccia di tratti felini e anche le impronte e la dentatura sono tipiche dei canidi non dei felini come la tigre. Inoltre, se è vero che le dimensioni della Bestia erano eccezionali per un lupo, sono assai deficitarie per una tigre, visto che la bestia più grande tra quelle uccisa raggiungeva i 70 kg mentre una tigre può arrivare a pesare più di 200 kg.

Poiché alcuni testimoni sostenevano che la bestia fosse in grado di alzarsi sulle zampe posteriori, è stata avanzata l’ipotesi che si trattasse dell’unico animale predatore in grado di fare una cosa simile ovvero l’orso, in particolare l’orso labiato dell’India, che in quel periodo era molto apprezzato in Francia ed esposto in quasi tutti i circhi, le fiere e gli spettacoli per la nobiltà. Questi però è una specie di orso quasi esclusivamente erbivora (insettivora, ma sono documentate rare uccisioni anche di bufali indiani) e non si conoscono casi in India di orsi labiati che abbiano ucciso e divorato uomini, a parte di quello di Mysore, descritto da Kenneth Anderson nel 1957. L’orso in questione, nei diversi attacchi, uccise 12 persone, divorandone in parte tre e ferendone gravemente altre 24.

Altra probabile ipotesi è quella che non fosse un’unica bestia ad uccidere, ma all’incirca tre-quattro, che agivano individualmente. Secondo alcuni recenti studi[2], almeno l’ultima delle cosiddette bestie (che costituivano forse un piccolo nucleo familiare), la più letale e responsabile di molti degli attacchi avvenuti in quei quattro anni, sarebbe stata un enorme lupo (55 kg di peso, 80 cm di altezza al garrese e quasi 130 cm di lunghezza, coda esclusa) probabilmente affetto da acromegalia (una malattia, esistente anche tra gli esseri umani, che rende la testa e gli arti sproporzionatamente grandi), come dimostrano (dalla minuziosa autopsia fatta dai chirurghi) gli sproporzionati piedi (16,2 cm di lunghezza per 12,2 di larghezza, grandi quasi quanto quelli di una tigre) e l’abnorme testa, i cui muscoli temporali e masseteri superavano in totale i tre chili di peso (un bulldog arriva a 250 grammi totali). Le fauci pertanto esprimevano probabilmente una pressione di oltre 700 kg, pari a quella di una iena maculata.

Anche se la strage terminò con l’uccisione di animali selvatici, è tuttora ipotizzato da alcuni – senza alcuna base documentale – che la Bestia del Gévaudan in qualche modo fosse manovrata da mani umane. Alcuni, come detto, ritengono che la Bestia fosse stata in realtà un serial killer travestito da animale, ipotesi assurda in quanto neppure una volta intorno ai corpi delle vittime, su neve o fango, furono mai trovate impronte umane ma solo ed esclusivamente di canidi. Negli ultimi mesi del 2009 diversi studiosi statunitensi sono arrivati alla conclusione che se la bestia del Gévaudan di animale si trattò, ci sono altissime probabilità che fosse stata una iena. Ma queste ipotesi non tengono da conto la storia e l’etologia degli animali selvatici. Una iena, magari fuggita da un serraglio, non avrebbe mai potuto sopravvivere per ben quattro anni (comunemente vengono indicati tre anni, in realtà la vicenda andò dal 1764 al 1767)in un’area in cui vivevano molte centinaia di lupi, come si verificava allora nel Gévaudan (fino al XIX secolo i lupi vivevano nel 93,5% del territorio francese). Divenendo un competitore, sarebbe stata subito uccisa dai lupi. Inoltre, la Bestia del Gévaudan fu infine certamente uccisa (dopo l’abbattimento dell’ultima non ci furono più né attacchi né uccisioni) e dall’autopsia risultò senza ombra di dubbio che fosse un canide e non uno ienide (formula dentaria del tutto diversa). I casi di altre “Bestie” – sempre lupi – verificatisi soprattutto fino al XIX secolo sono meno rari di quanto si pensi e non interessarono solo la Francia. Ecco una lista non completa (da “La Bestia del Gévaudan”, di Giovanni Todaro, ed. 2011):

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Bestia del Gévaudanultima modifica: 2011-12-25T17:18:06+01:00da esococcolb11
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